Webinar riutilizzo acque reflue
Il 16 luglio, Confagricoltura ha partecipato al webinar organizzato da Utilitalia, nel corso del quale. Sono stati presentati i risultati di una recente indagine e si sono messe a confronto le esperienze di diverse aziende nell’ambito del riutilizzo delle acque reflue, valutando lo stato di avanzamento, le prospettive, le criticità e le opportunità. Entro i prossimi mesi, e comunque entro il 2025, stando alle rassicurazioni del MASE che era presente, dovrebbe vedere la luce il nuovo DPR che adegua la normativa italiana al Regolamento UE 741/2020 sul riutilizzo delle acque reflue opportunamente depurate e affinate. Una riforma attesa, che segna il passaggio da un approccio rigido (“fit for all”) a un modello più flessibile e mirato (“fit for purpose”), dove la qualità dell’acqua viene definita e modulata in base allo specifico utilizzo previsto: irrigazione di colture, tipologie di colture, ricarica delle falde, usi industriali. E così, per fare un esempio, i parametri e le prescrizioni saranno più rigide per acque destinate direttamente ad entrare in contatto con alimenti poi da consumare crudi. Elemento centrale del regolamento è il Piano di gestione dei rischi, che richiede una valutazione completa dei potenziali pericoli sanitari e ambientali lungo l’intera filiera del riuso e anche un piano di monitoraggio. Un piano da cui possono discendere, in base alle valutazioni sugli impatti ma anche sui territori coinvolti, parametri più stringenti rispetto a quelli minimi previsti nelle tabelle allegate al Regolamento. Un piano che per essere efficace dovrà necessariamente essere condiviso all’interno di accordi di programma tra gestori idrici, autorità competenti, agricoltori e consorzi. Per ridurre i rischi in modo efficace, il nuovo quadro normativo punta su un approccio a “multi-barriera”: non una sola misura di sicurezza, ma una combinazione di barriere lungo tutta la filiera. Se dovesse saltare qualche trattamento di depurazione per un problema tecnico o insorgessero eventi climatici estremi come alluvioni, in grado di mettere in discussione la qualità delle acque affinate, ecco che queste barriere di controllo e monitoraggio ulteriori potrebbero venire in soccorso evitando così inutili "over-trattamenti" con beneficio anche economico. Una garanzia multipla specialmente nel caso di riutilizzi indiretti (quando l’acqua depurata viene immessa in un corpo idrico superficiale - fiume, lago, canale – miscelandosi con una risorsa idrica di altra provenienza). C’è da sottolineare come il regolamento comunitario, al momento, si rivolga solo al riutilizzo diretto, mentre la bozza di DPR sembra già ricomprendere anche il riutilizzo indiretto volendo acquisire e anticipare, pertanto, quello che è il nuovo orientamento che sta maturando a livello comunitario.
