Commissione di allerta rapida dei prezzi
Si è riunita, presso il MIMIT, il 23 luglio la Commissione di Allerta Rapida di Sorveglianza dei Prezzi dei Prodotti Agricoli, con all’ordine del giorno un aggiornamento sulle dinamiche che nelle ultime settimane sono state rilevate nelle varie fasi della filiera ortofrutticola per le principali produzioni di stagione. Le analisi di mercato sono state illustrate dai rappresentanti di ISMEA, ISTAT e BMTI, con focus mirati sulle evoluzioni registrate nelle varie fasi di scambio: origine, ingrosso e dettaglio. marcatamente differenziato per l’aggregato ortaggi rispetto alla frutta, con flessioni più o meno consistenti a seconda del prodotto ma comunque generalizzate nel primo caso e al contrario incrementi anche consistenti per il comparto della frutta, a partire dalle drupacee. Confagricoltura, nel suo intervento ha condiviso l’analisi dei dati che è stata illustrata e focalizzando l’attenzione sugli incrementi dei prezzi all’origine della frutta ha evidenziato come queste dinamiche risentano direttamente della carenza di prodotto sul mercato determinata da vari fattori in parte ascrivibili anche alle avverse condizioni climatiche. È stato infatti evidenziato che anche se in questa prima metà del 2025 l’incidenza delle avversità climatiche non è stata pari alle precedenti annualità, alcune produzioni come albicocche e ciliegie sono stati colpite da ritorni di freddo a fine marzo che ne hanno compromesso la fioritura. In aggiunta è stato evidenziato come nel caso delle ciliegie le rese di produzione in alcuni areali sono state compromesse dalle piogge verificatesi in prossimità della maturazione che hanno determinato il cracking e la non commerciabilità del prodotto. Più in generale è stato fatto presente come per l’intero comparto della frutta, l’offerta di prodotto nazionale sia oggi sempre più condizionata da un processo, oramai in atto da diversi anni, che sta portando ad una progressiva riduzione delle superfici coltivate e che nell’ultimo decennio ha ridotto notevolmente il potenziale produttivo del nostro Paese (mele -10%, pesche -15%, nettarine -32%, ciliegie -15%, kiwi -10%, pere -42%). È stato evidenziato come le motivazioni alla base di questo processo siano molteplici, in buona parte riconducibili anche agli effetti di calamità climatiche e fitopatologiche sempre più difficili da contrastare anche per la riduzione dei principi attivi a disposizione degli agricoltori. A ciò deve aggiungersi il fatto che oggi produrre ortofrutta è molto più costoso rispetto anche a solo pochi anni fa (+28% per gli ortaggi, e +15% della frutta rispetto al 2021!), tanto che gli incrementi di prezzi all’origine, quando presenti, sono il più delle volte insufficienti a compensare una redditività erosa da un lato dall’incremento dei costi di produzione e dall’altro dalla riduzione delle rese.
