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Grano duro in crisi, il convegno di Confagricoltura: "Ecco come uscirne"
30.06.2017

Grano duro in crisi, il convegno di Confagricoltura: "Ecco come uscirne"

Tutto esaurito al convegno di Confagricoltura Viterbo-Rieti   su un tema spinoso (e che sta a cuore alla stragrande degli agriocoltori) come quello del grano duro. In una cornice ambientale di incredibile bellezza paesaggistica come l’azienda Sacchetti oltre 200 imprenditori agricoli, tecnici e semplici cittadini si sono confrontati con gli illustri relatori che la Confagricoltura ha riunito a Tarquinia nel cuore della produzione cerealicola della provincia. I lavori sono stati aperti dai saluti del presidente di Confagricoltura Viterbo-Rieti, Giuseppe Ferdinando Chiarini, mentre il vicepresidente Remo Parenti nel corso del suo, appassionato intervento ha tracciato un quadro del diffuso malessere degli imprenditori che coltivano il grano duro senza una remunerazione corretta, con regole che spesso altri paesi esteri esportatori verso l’Italia non rispettano, in un regime quasi di oligopolio. Sono seguite, poi, le relazioni dei professori dell'Università della Tuscia, Domenico Lafiandra, con le novità nel settore della genetica, e Gabriele Dono con una disamina sull’andamento delle produzioni e prezzi del settore cerealicolo italiano e mondiale. A seguire il responsabile dell'area economica e centro studi confederale, Vincenzo Lenucci, ha messo in rilievo la necessità di costruire un nuovo modello di relazione tra produzione, trasformazione e commercializzazione per il settore cerealicolo, partendo dalla riforma delle borse merci, dalla costituzione di un organismo interprofessionale e dal reperimento delle risorse per la logistica e la ricerca. Intervento tecnico, invece, quello di PM&B John Deere che, attraverso il responsabile marketing Enrico Rampin, ha presentato le nuove tecnologie applicate ai mezzi John Deere destinate all’agricoltura 4.0. Il rappresentante di Aidepi, Antonio Feola, ha rimarcato come la proposta di Confagricoltura su un rapporto aggregato di filiera sia corretta, pur in presenza di una molteplicità di soggetti trasformatori, operanti più per il mercato locale piuttosto che per quello mondiale. Il responsabile del dipartimento Mipaf, Giovanni Di Genova, ha illustrato le ultime azioni messe in campo dal ministero nel settore cerealicolo. L'assessore regionale all'agricoltura, Carlo Hausmann, ha altresì auspicato la possibilità di sviluppo della filiera cerealicola laziale, attraverso le misure del PSR di prossima emanazione e che incentivano l’aggregazione della produzione e degli investimenti collettivi. Le conclusioni del convegno tenute dal presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, hanno evidenziato come dal 2015 al 2016 il prezzo medio all’origine del grano duro sia crollato del 30% circa. Nel primo quadrimestre del 2017 la flessione è proseguita e, rispetto al primo quadrimestre dello scorso anno, è stato registrato un ulteriore -16%. Tutto ciò  ha spinto molti produttori ad abbandonare la coltivazione. Si rilevano infatti diminuzione delle semine del 7-8%.  “Aziende agricole, molini, pastifici, stoccatori e GDO dovrebbero costituire finalmente l’organizzazione interprofessionale, prevista dalla normativa europea e nazionale, che sarebbe un importante organismo consultivo e decisionale nel quale gestire, in un’ottica di filiera, le questioni ordinarie e straordinarie che riguardano il mercato del grano duro e dei suoi derivati - ha proposto il presidente Giansanti -. Penso poi alla definizione di contratti pluriennali di coltivazione che potrebbero aiutare a superare la volatilità dei mercati,  con mutuo vantaggio per tutti gli operatori. Svecchiamo quindi - ha esortato il presidente di Confagricoltura - le borse merci provinciali che non sono più in grado di fare fronte alle esigenze degli operatori in un mercato nazionale sempre più sensibile alle dinamiche del commercio globale. Serve piuttosto un nuovo modello di mercato telematico che abbia una visione non solo limitato al locale. Sono essenziali strumenti di politica agricola che garantiscano liquidità agli operatori e fronteggino la volatilità dei prezzi in caso di crisi. Con interventi di emergenza nei casi dei veri e propri ‘tracolli’ delle quotazioni che abbiamo conosciuto anche nei mesi scorsi. Occorre promuovere e finanziare - ha osservato ancora Massimiliano Giansanti - nuovi progetti di ricerca per il miglioramento genetico del frumento duro, sia in termini di produttività sia di qualità, ma anche di resistenza alle fitopatie. Però laddove si produce grano di qualità questa qualità va giustamente remunerata”. Il presidente di Confagricoltura ha quindi concluso: “Vogliamo puntare ad una progettualità comune con tutti gli operatori della filiera, in particolare con l'industria molitoria e della pasta. Se ci muoviamo in sintonia possiamo ottenere risultati importanti, che aumentino il valore del prodotto, dalla terra alla tavola, a vantaggio di tutta la filiera".