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Manifestazione Bruxelles
19/12/2025

Manifestazione Bruxelles

La mobilitazione che ha portato oltre diecimila agricoltori nel cuore di Bruxelles lo scorso 18 dicembre non è stata una semplice sfilata di bandiere, ma un grido di sopravvivenza. Con Confagricoltura in prima linea – a capo di una delegazione italiana tra le più numerose e determinate – il settore primario europeo ha lanciato un ultimatum: senza un cambio radicale nelle politiche UE, entro dieci anni il sistema agricolo del Continente non sarà più in grado di stare sul mercato. Il cuore della protesta risiede nel paradosso di un ’Europa che sembra voler disinvestire proprio nel momento di massima crisi. La denuncia di Confagricoltura è netta: un budget agricolo ridotto del 20%, risorse per la PAC insufficienti e una burocrazia asfissiante stanno spingendo il settore verso l'implosione. Mentre le potenze mondiali accelerano, l'UE rischia di restare al palo, schiacciata dalla concorrenza sleale di prodotti extra-europei che non rispettano i nostri standard di qualità e sicurezza. Il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, ha chiarito la posizione del comparto: gli agricoltori non chiedono assistenza o sussidi a pioggia, ma incentivi strutturali. Serve una visione che metta al centro la produttività, l’innovazione e la tutela dei giovani imprenditori. Proteggere l’ agricoltura oggi significa, in ultima analisi, garantire la sicurezza alimentare dell’intera Xe e non cedere la sovranità produttiva a mercati terzi. Bruxelles ha ora il compito di trasformare questa protesta in una nuova agenda politica. Ignorare le diecimila voci del 18 dicembre significherebbe condannare l’ agricoltura europea a un declino irreversibile, con conseguenze sociali ed economiche incalcolabili.